Il corso 2

L’inizio è soft, siamo seduti in cerchio e la psicologa ci chiede di presentarci al gruppo… sembra di essere ad una riunione degli alcolisti anonimi che si vedono nei film. Dany è preoccupata perchè teme che da un momento all’altro io possa dire qualche stupidata del resto lo ammetto quando sono sotto pressione o non dico una parola oppure corro davvero il rischio di sembrare un idiota…povera la capisco, non è facile vivere questi momenti con me.

Ma presto l’imbarazzo si infrange! E’ il momento del lavoro di gruppo. Dividono mariti e mogli, si creano due gruppi ed ora sono solo… Aiuto, ho bisogno che Dany mi sia vicina!!!

Per fortuna siamo tutti nella stessa barca, chi più e chi meno “imbarazzato” nell’affrontare un lavoro di gruppo non semplice: disegnare lo stemma identificativo della nostra famiglia. Santo cielo quante idee, fantasiose, sciocche, geniali… riesco a sentirmi al contempo differente da tutti ed al contempo così vicino ai sogni e desideri di tutti i miei nuovi compagni d’avventura. Dopo aver finito il compito, torniamo tutti insieme ma dobbiamo illustrarlo all’altro gruppo e, panico, a psicologa ed assistente sociale. Per fortuna l’avvocato/ manager rampante del mio gruppo non vede l’ora di essere il nostro portavoce…  fiu, per questa volta l’ho scampata…non mi avranno vivo! Ed invece no, le due dottoresse vogliono avere l’apporto di tutti, sembrano uscite da un film, il poliziotto buono e quello cattivo! Se ci ripenso ora, quanto sono state brave, a disilluderci ma al contempo a starci vicine, sostenerci e rincuorarci.

Ricordo le descrizioni dei due gruppi, un mondo roseo in cui arriverà nostro figlio e tutto scorrerà felice e sereno come nelle migliori pubblicità del Mulino Bianco. La psicologa ci ascolta attentamente bearci nei nostri sogni di famiglia, quindi lascia trascorrere un minuto di silenzio per poi freddarci: “Abbiamo un caso in cui il bimbo adottato rifiuta la figura materna, quando la mamma si avvicina sputa e morde e continua così da due anni….”. Freddo, paura… ma dov’è finito quel bimbo che non vede l’ora di correrci incontro per passare il resto della sua vita tra le nostre coccole, baci e abbracci?? Nessuno trova la forza di dire nulla, ci sentiamo tutti come i bambini quando scoprono che Babbo Natale non esiste!!!

I corsi delle ASL…

Manca solo che ci convochino i Servizi Sociali del nostro Comune, che attesa snervante!

Le tante coppie adottive che abbiamo conosciuto prima di depositare i documenti in Tribunale ce lo avevano anticipato… “sarà dura sopportare le lunghe attese, ma voi tentate di riempirle di contenuti…”

Allora abbiamo seguito il consiglio, abbiamo iniziato a cercare associazioni che potessero aiutarci a capire meglio il mondo dell’adozione, cosa vuole dire essere genitori adottivi. Siamo stati fortunati perchè tra Varese e Milano vi sono molte associazioni di genitori adottivi e tante occasioni per poter far maturare al meglio la nostra genitorialità “alternativa”. Alcune associazioni (“Le Radici e le Ali“, “Un mondo di sorrisi colorati“) ci hanno aiutato molto anche “solamente” per gli indispensabili momenti di condivisione (ricordate che condividere l’attesa è un grande aiuto!). Frequentando le associazioni abbiamo capito anche l’importanza di frequentare uno dei corsi sull’adozione che periodicamente organizzano le Asl (questi i contatti per quelli della provincia di Varese) in cui grazie alla presenza di psicologa ed assistente sociale abbiamo compreso il significato vero, le difficoltà e le immense gioie dell’essere genitori adottivi. Eravamo una decina di coppie a frequentarlo; coppie che dovevano chiarirsi le idee e capire se quella poteva essere la loro strada, coppie già avanti nel percorso adottivo e poi noi che portavamo già nel cuore un’idea al contempo vaga e ferma. Volevamo sicuramente essere genitori adottivi.

Chissà che fine hanno fatto le coppie che hanno frequentato il corso con noi?!? Continua a leggere

Eppur si muove!

Come sempre il primo temporale di settembre ci ruba l’ennesima estate! Ma quest’anno siamo quasi contenti sia già finita… Ogni giorno trascorso ci avvicina sempre più alla meta! Aspettiamo con ansia che il commissariato di Polizia ed i Servizi Sociali ci chiamino. Io non riesco a pensare ad altro, continuo a cercare info in internet per tentare di capire dopo quanto tempo si viene chiamati.  Sembra che entro una paio di mesi ci debbano chiamare… Due mesi, sembrano un tempo infinito, difficile da far passare e da riempire di “contenuti”.  Io fremo, quasi conto i giorni mentre Dany e’ più fatalista. Decido di passare all’azione e capire a quali Forze dell’Ordine abbiano trasmesso i nostri documenti… Saranno i Carabinieri o gli ufficiali della Polizia a “ispezionarci”? Della nostra città o quelli Provinciali? Allora inizio a telefonare a caserme e commissariati, ma sembra che della nostra pratica nessuno sappia nulla, nemmeno se spettera’ a loro il compito di convocarci! Sono sconfortato, mi sento “rimbalzato”…

“Provi a chiamarci tra una decina di giorni magari saremo in grado di darle informazioni più dettagliate”. Insomma, forse per disperazione, alla fine riesco a farmi dire che sarà il Commisariato di Polizia cittadino ad effettuare l’analisi del nostro fascicolo. Il Commisariato e’ molto piccolo, gli Agenti pochi per la necessita’, per cui dobbiamo pazientare. Ma alla fine riescono ad evadere la nostra pratica, sono tanto gentili con noi, prendono informazioni in modo molto discreto ed alla fine rimettono subito la loro relazione al Tribunale dei Minori… Eppur si muove, Dany si rilassa sapendo che non sto più stressando tutte le Forze dell’Ordine provinciali, ed io sono più tranquillo sapendo che il lungo iter ha avuto inizio!!!

Le disponibilità…

Tanti pensieri, dubbi e speranze ci hanno fatto maturare l’idea che sarà stupendo avere un bimbo in adozione, un bimbo per cui essere genitori di cuore anziché di “pancia”.

Il travaglio del cuore è passato e la nostra scelta è maturata, ma dell’adozione non sappiamo ancora nulla e presto lo scopriremo…

“Ma sì, vedrai che al nostro bimbo basterà l’amore che possiamo offrirgli e tutto sarà facile per noi e per lui!”. Viviamo questa illusione (che poi  gli psicologi e gli assistenti sociali demoliranno) forse per mitigare le nostre paure.

Insomma ci ritroviamo a scaricare dal sito del Tribunale dei Minori di Milano tutta la documentazione necessaria per presentare ufficialmente la nostra disponibilità a diventare genitori adottivi.

Dati anagrafici  (questo è facile dovrei ricordarli), data del matrimonio (qui devo fare attenzione o Dany non mi perdonerà facilmente l’eventuale errore), reddito annuo (iniziano le telefonate al commercialista); sin qui tutto sembra scorrere facilmente ma arrivano i primi scogli a cui non abbiamo mai pensato ed immaginato e di cui mai abbiamo parlato… “le disponibilità”

Dobbiamo mettere nero su bianco su di uno sterile modulo quelle che sono le nostre disponibilità e come dovrà essere nostro figlio. Il Tribunale prevede che ora noi si dichiari l’età massima che potrà avere; se siamo disponibili ad adottare un bimbo di colore, con o senza rischio evolutivo; se siamo pronti per un bimbo figlio di genitori tossicodipendenti o alcolisti, con o senza disabilità; se siamo disponibili per bimbi maltrattati o abusati sessualmente, con o senza rischio giuridico (ma che cos’è?!?)… aiutooooo!!!! Continua a leggere

…e se adottassimo un bimbo?

Cinque anni fa decidemmo che fosse giunto il momento di completare la nostra famiglia… naturalmente davamo per scontata la possibilità di avere un figlio, quasi ‘a comando’, secondo i nostri tempi e desideri…

Come potete ben immaginare questo non avvenne, ed allora ebbe inizio un’interminabile serie di esami, di terapie e di tanti tanti… fallimenti!

Se ripenso a quei giorni, così lontani (ma al contempo così vicini), sento ancora le lacrime rigarmi il viso e il vuoto riempire il mio cuore. Mese dopo mese sia io che Daniela abbiamo rischiato di essere travolti da un gorgo di crisi personali e periodi bui, di silenzi e di profonda tristezza. La nostra forza è stata quella di riuscire a restare sempre vicini, di sostenerci a vicenda per risollevarci anche nei momenti più difficili. Per chi non vi è passato tutto ciò può apparire un’esagerazione, forse una forzatura a fronte dei mille problemi “più seri” che potrebbe riservare la vita, ma per noi è stata davvero dura: non per nulla gli psicologi definiscono il superamento di queste crisi dovute all’impossibilità di avere figli biologici come “l’elaborazione del lutto”.

Per la nostra elaborazione è stato fondamentale ripensare ai tanti progetti fatti da “giovani”, mentre lentamente maturava in noi un’idea, un sogno sino a quando arriva il giorno che ricorderò per sempre…

…eravamo seduti in spiaggia in riva al lago e mi sono girato a guardare Daniela negli occhi dicendole: “ma perché non adottiamo un bimbo?!?”

Sono bastati pochi istanti ed uno stupendo sorriso le ha illuminato il viso, allontanando da noi la tristezza degli anni precedenti per lasciare il posto alla speranza del nostro nuovo progetto!